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LA SCARPETTA:

Non è un elemento strutturale ma è fondamentale per determinare il comfort dello scarpone e la trasmissione degli impulsi allo scafo. La scarpetta deve quindi tenere caldo il piede, essere morbida, mantenere un buon contatto con lo scafo, asciugarsi rapidamente, tutte caratteristiche contrastanti tra di loro. Questo spiega come mai la scarpetta ha raggiunto un elevato livello di complessità e ingegnerizzazione, con l'utilizzo di molti materiali, come pile, EVA, vellutino, polietilene, gel, sughero, ecc...

Una volta chiuso lo scarpone il piede deve essere ben alloggiato all'interno della scarpetta, con il tallone e il collo del piede ben fermi, con le dita ancora mobili e senza punti dolorosi di compressione. Dato che la morfologia varia da sciatore a sciatore, le case costruttrici propongono molti scarponi con scarpette termoformanti.

In questo caso la scarpetta viene riscaldata con un'apposita attrezzatura, lo sciatore vi inserisce il piede e nel successivo raffreddamento la scarpetta ne mantiene l'impronta. Questa non sempre è una pratica necessaria, dato che le scarpette di oggi hanno caratteristiche automodellanti, e solo i più esperti tendono a personalizzare lo scarpone.

All'interno della scarpetta troviamo il plantare. Non è un elemento strutturale, ma importantissimo perché su di lui appoggia il piede e vengono trasmessi gli impulsi agli sci. E' costruito in materiale espanso e alle volte presenta alcuni inserti per adattarlo meglio alla forma del piede. Dato che la morfologia del piede varia da sciatore a sciatore, i più sofisticati sostituiscono il plantare di serie con uno fatto fare su misura.